Cambiamenti nel Regno Unito: schemi a punti e percorsi per il settlement
Dal 2025 il Regno Unito ha introdotto una serie di importanti riforme in materia d’immigrazione, con l’obiettivo dichiarato di ridurre i flussi in ingresso e privilegiare lavoratori altamente qualificati.
Le nuove regole riguardano lo schema a punti, i visti per lavoro qualificato e i percorsi verso la residenza permanente (settlement).
Si tratta di un cambiamento profondo, che incide sia sulle aziende britanniche che assumono lavoratori stranieri, sia su professionisti e imprese italiane coinvolti in processi di mobilità internazionale.
Con il White Paper on Immigration e i successivi Statement of Changes alle Immigration Rules, il governo britannico ha ridefinito la propria strategia:
- meno ingressi per lavori a bassa qualifica,
- requisiti economici e professionali più elevati,
- rafforzamento dei controlli sul percorso verso la residenza stabile.
Il messaggio è chiaro: il Regno Unito punta a un’immigrazione selettiva, basata su competenze reali e contributo economico al sistema.
Schema a punti: cosa cambia
Il sistema a punti, già operativo dal 2021, è stato aggiornato con parametri più stringenti per il visto Skilled Worker e per le sponsorizzazioni da parte dei datori di lavoro britannici.
Le principali novità operative:
- Aumento dei requisiti di qualificazione: l’accesso è limitato a posizioni professionali di livello universitario o equivalente.
- Nuove soglie salariali: introdotti minimi più alti per ciascun settore e titolo professionale.
- Riduzione della lista delle professioni ammissibili: molte occupazioni intermedie vengono escluse.
- Limitazioni per il settore dell’assistenza: dal luglio 2025 non sarà più possibile ottenere visti per care workers attraverso sponsorizzazioni estere.
Effetti pratici:
- Le aziende devono dimostrare un reale fabbisogno interno e garantire stipendi in linea con i nuovi minimi.
- I lavoratori stranieri devono possedere titoli e competenze di alto profilo, nonché un’offerta lavorativa conforme alle nuove soglie.
Settlement e cittadinanza: verso un percorso più lungo
Uno dei cambiamenti più significativi riguarda il diritto al settlement (residenza permanente) e, successivamente, alla cittadinanza britannica.
Dal 2025:
- il periodo minimo per ottenere il settlement passa da 5 a 10 anni nella maggior parte dei casi;
- l’accesso alla cittadinanza diventa conseguente a un periodo di residenza più lungo e continuativo;
- il diritto alla permanenza sarà sempre più merit-based, legato all’apporto economico e professionale del lavoratore.
Questo significa che in prospettiva del futuro chi desidera recarsi nel Regno Unito dovrà valutare le seguenti conseguenze pratiche:
- I cittadini stranieri dovranno pianificare soggiorni più lunghi prima di ottenere stabilità;
- Le imprese dovranno considerare i costi e la durata delle sponsorizzazioni a lungo termine;
- Qualsiasi interruzione di soggiorno o cambio di datore di lavoro potrebbe far ripartire il conteggio dei 10 anni.
Il nuovo quadro normativo presenta implicazioni dirette per le imprese italiane che operano nel Regno Unito o che intendono assumere personale britannico o extracomunitario:
- Verifica preventiva della posizione e della compatibilità del ruolo con la lista aggiornata delle professioni ammesse;
- Pianificazione a lungo termine per i lavoratori chiave, con particolare attenzione ai percorsi verso la residenza;
- Aggiornamento dei contratti e delle politiche HR, in modo da riflettere i nuovi requisiti salariali e di permanenza;
- Monitoraggio costante delle future modifiche alle Immigration Rules, che potrebbero introdurre ulteriori restrizioni o eccezioni settoriali.
Conclusioni
Le nuove regole d’immigrazione del Regno Unito segnano una svolta nel modo di gestire la mobilità internazionale.
Per i cittadini stranieri, inclusi molti professionisti italiani, il percorso diventa più selettivo e più lungo.
Per le imprese, è il momento di rivedere strategie e piani di assunzione, affidandosi a consulenti legali specializzati per garantire conformità e continuità operativa.