L’asimmetria informativa tra amministrazione e cittadino straniero come problema europeo
L’asimmetria informativa non è un difetto marginale del procedimento amministrativo bensì un fattore strutturale che altera l’equilibrio tra potere pubblico e cittadino straniero.
Quando questo squilibrio diventa sistemico, non è più un problema nazionale ma diventa un problema europeo.
Dove nasce lo squilibrio
Nel procedimento amministrativo in materia di immigrazione, l’amministrazione dispone di informazioni, criteri interpretativi e prassi operative che restano spesso invisibili al destinatario del provvedimento.
Il cittadino straniero riceve un diniego con una motivazione formale ed un richiamo normativo astratto.
Ma non conosce il percorso logico reale che ha condotto a quella decisione, né gli elementi valutati.
Non conosce quelli scartati.
L’asimmetria non riguarda solo il linguaggio giuridico.
Riguarda l’accesso alla conoscenza amministrativa.
L’errore invisibile dell’amministrazione
L’amministrazione tende a considerare fisiologica questa distanza informativa, come se il cittadino dovesse adattarsi al procedimento.
E non il procedimento al cittadino.
Ma quando il soggetto è uno straniero, la distanza si moltiplica a causa della lingua, del contesto giuridico e della mancanza di familiarità con il sistema.
Il risultato è un procedimento formalmente corretto, ma sostanzialmente opaco.
E l’opacità non è neutralità, è esercizio di potere senza contraddittorio effettivo.
Il collegamento con l’art. 41 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea
L’art. 41 sancisce il diritto a una buona amministrazione non come principio astratto, ma come diritto soggettivo.
Buona amministrazione significa: motivazione chiara, imparzialità e possibilità reale di comprendere la decisione.
Un cittadino che non può comprendere il perché del diniego non è messo in condizione di difendersi.
E senza difesa effettiva, il procedimento perde legittimità.
L’asimmetria informativa è quindi una violazione indiretta dell’art. 41 perché svuota il diritto di contenuto.
Una questione che supera i confini nazionali
Il diritto dell’Unione europea non tollera amministrazioni che decidono in modo impenetrabile.
La trasparenza non è un valore accessorio ma è una condizione di legalità.
Quando la prassi amministrativa nazionale si fonda su informazioni non accessibili al destinatario, si crea una frattura tra diritto formale e diritto vissuto.
Ed è in quella frattura che nasce il contenzioso non per abuso del diritto ma per mancanza di chiarezza.
Non esiste buona amministrazione dove il cittadino non può capire.
In conclusione
L’asimmetria informativa non è un problema tecnico, è una questione di diritti fondamentali.
Finché il cittadino straniero resterà l’ultimo a sapere perché è stato escluso, l’Europa resterà incompiuta proprio dove afferma di essere più forte: nello Stato di diritto.